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IMPEGNOCARITAS

NEWSLETTER DELLE CARITAS DIOCESANE DELLA SARDEGNA

N. 2, 28 marzo 2021

Quaresima/Pasqua 2021

TEMPO DI RINASCITA

Caritas diocesana di ALES-TERRALBA

La risalita è possibile se chiedi aiuto

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di Stefania Pusceddu

Oltre la sofferenza e il buio si può vedere la luce e cominciare la risalita. Vale di certo per le piccole attività presenti nella Diocesi di Ales-Terralba che faticano in questi tempi ad andare avanti, ma fortunatamente sono sostenute dalla Caritas diocesana per superare il difficile momento rialzandosi più forti di prima. Lo sa bene Maria (nome di fantasia) che ha vissuto la pandemia e altri problemi come una dura prova senza mai perdere la speranza.  Maria, panettiera di grande esperienza,  ha aperto un panificio in Marmilla insegnando il mestiere al marito che era rimasto disoccupato. Proprio quando l’attività cominciava a dare i frutti un incendio accidentale al forno ha mandato in fumo i loro sogni. Tutti i risparmi sono serviti per ripagare al proprietario l’impianto elettrico e i danni ai locali. «Improvvisamente, ci siamo ritrovati entrambi senza lavoro e, per la prima volta, con debiti da onorare ma non ci siamo arresi» racconta Maria. Con buona volontà, ha avviato piccole collaborazioni con cooperative e privati per realizzare dei laboratori di pane. «Cercavamo di riprenderci a fatica ma poi con il lockdown il lavoro si è fermato di nuovo» ammette Maria. «Grazie a un amico che ci ha permesso di usare il suo forno abbiamo tentato di restare a galla  ma non è bastato. Abbiamo bussato le porte di vari istituti di credito, ma senza successo. Poi ci siamo rivolti alla Caritas diocesana, la nostra ultima speranza per aprire un panificio con catering realizzando il nostro desiderio di rimanere sul territorio». E aggiunge: «Chiedere aiuto non è stato semplice per chi è stato sempre abituato a cavarsela da solo. Ci siamo però sentiti accolti nella Caritas diocesana e nella Banca di Credito Arborea, con cui la Diocesi di Ales-Terralba e la stessa Caritas hanno una convenzione per il sostegno del microcredito. Queste attenzioni ci restituiscono dignità e fiducia nel domani». Passo dopo passo, ora si va avanti: «Senza la Caritas saremmo rimasti fermi. Ora invece pensiamo già a come ripartire per creare lavoro per noi e per altri». E conclude: «Questa esperienza ci ha insegnato ad avere coraggio, a non vergognarci di chiedere aiuto e a resistere al buio in attesa di vedere spiragli di luce».
In questa come in tante storie di piccoli artigiani sembra rappresentarsi metaforicamente il mistero vissuto nella Pasqua: la morte, il silenzio e la Resurrezione, il dolore, la paura e la gioia. I momenti di buio, di fallimento, possono però trasformarsi e annunciare un cammino nuovo.

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Caritas diocesana di ALGHERO-BOSA

La ricerca del bagliore della speranza

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di Chiara Delogu

Durante questo periodo incerto, il tempo continua a scorrere e ci porta a ritrovare come ogni anno, la speranza del periodo pasquale. Tra le famiglie messe alla prova da questa terribile pandemia, ci sono anche Chiara e sua figlia Bianca (nomi di fantasia) di cinque anni, che portano il grande esempio della speranza della rinascita.
La loro vita è stata stravolta (per l’ennesima volta) dal Covid nonostante Chiara sostenga che la pandemia non abbia cambiato le sue abitudini. «Vado da mia nonna - dice -, al parco, al lavoro e a fare la spesa. Faccio sempre le stesse cose». In realtà però qualcosa è cambiato: «Ho perso il lavoro l’anno scorso a causa del Covid  - continua -; fino ad allora avevo sempre svolto qualche lavoretto, anche se saltuario (ancora di più dopo la nascita di Bianca)». È una ragazza madre, senza lavoro, che ha dovuto fare i conti con una nuova realtà: sebbene sia sempre stata aiutata dalla sua amata nonna «in tantissime cose ma non in tutte», racconta che nell’aprile 2020 ha bussato alle porte della Caritas diocesana di Alghero-Bosa.
«Quando ho visto che non avevo niente, mi è mancata la terra sotto i piedi, anche perché non ero riuscita a mettere nulla da parte». Con pochissime parole Chiara esprime le sue preoccupazioni e confida quanto sia stato imbarazzante per lei chiedere aiuto alla Caritas. Ma ad oggi le sue difficoltà sono state raccolte (e accolte) dai volontari del Centro di ascolto diocesano, che tutt’ora si occupano di ascoltare e supportare lei e Bianca, una bambina che la madre definisce felice, bravissima ma anche cosciente della loro situazione. Con estrema dolcezza afferma che «Bianca non è mai stata una difficoltà, anzi mi ha reso più forte: qualsiasi cosa possa capitare, quando torno lei è a casa e mi dimentico di tutto». Chiara quindi vede in questo tempo pasquale il tempo dell’ascolto, della rinascita e del dialogo e racconta con un bel sorriso che, nonostante le difficoltà, non ha mai perso la speranza: «Sono sempre fiduciosa - dice - e credo che tutto possa sempre andare per il meglio… anche quando non avevo niente da mangiare, per me andava tutto bene…sono importanti altre cose, tutto il resto passa».
Chiara si augura che le cose vadano sempre meglio, ed è proprio questo suo impegno costante a darle quel bagliore di speranza. «Io penso che dipenda tutto da come affronti la vita, come vedi le cose» conclude, senza sapere ancora che la sua storia sarà luce per molti altri che, come lei, riescono a chiedere aiuto senza chiudersi nelle proprie difficoltà.

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Caritas diocesana di CAGLIARI

Rinascere dalla terra e dalle tradizioni

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di Maria Chiara Cugusi

Terre ritrovate”, ma soprattutto “storie ritrovate”. Storie di chi, nonostante le difficoltà di un territorio, quello del Gerrei, afflitto da anni di abbandono e spopolamento, oggi aggravate dagli effetti sociali ed economici della pandemia, non ha smesso di scommettere sulla propria identità e tradizioni grazie al sostegno di una Chiesa attenta alle periferie e alla loro gente.
L’e-commerce etico (
www.terreritrovate.it) realizzato nei giorni scorsi dalla Caritas diocesana di Cagliari - attraverso il suo braccio operativo l’Impresa sociale Lavoro Insieme -, in collaborazione con la Fondazione Carlo Enrico Giulini, si inserisce in una progettualità portata avanti da anni in rete con parroci e sindaci, mirante a recuperare antichi mestieri, valorizzare i prodotti locali grazie alla creazione di una filiera agro-alimentare. Un intervento ecosostenibile capace di tutelare la salute oltre che di restituire fiducia, ancora più significativo ai tempi del Covid, in cui nonostante la sofferenza si può trovare un modo per reagire, ripensarsi e progettare il futuro.
Tra queste storie ci sono quelle di due imprenditrici, Alessandra Quartu e Monia Serrao. Alessandra, 35 anni, porta avanti l’attività del padre, da tre anni è titolare dell’azienda agricola zootecnica “Pramas” a Ballao: 200 ettari di terreno, in cui gestisce tutte le attività, dalla produzione del latte all’aratura, semina e raccolta delle foraggere e dei cereali. Il primo contatto con la Caritas risale a qualche anno fa, quando al Comune di Ballao era stato presentato il progetto Per il Gerrei,  ma l’adesione allo stesso risale all’estate scorsa: «Caritas e Agris hanno messo a disposizione tutto l’occorrente,  dai concimi ai semi, io il terreno: così ho iniziato la coltivazione del grano biologico... quest’estate vedremo i risultati. Credo molto nel progetto: spero che aderiranno sempre più realtà locali e che potremo realizzare un nostro prodotto tipico. E l’e-commerce può far conoscere ulteriormente il territorio e aprire nuove strade per i giovani».
Dalla terra alla tavola, la tradizione rivive anche con il pistoccu del Laboratorio artigianale di pasticceria di Monia: il mestiere l’ha imparato dalla nonna e dalla madre, nel ’99 ha aperto a Villasalto una pasticceria che poi nel 2003 è diventata un vero e proprio laboratorio. L’adesione al progetto Caritas risale a qualche anno fa, tramite il Molino Secci (anch’esso aderente) da cui acquista la semola: da allora la produzione si è espansa fino al Sarrabus. «Il segreto è non arrendersi: in questo noi donne siamo ancora più forti e determinate».

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Caritas diocesana di IGLESIAS

La gioia del ritorno in servizio

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di Emanuela Frau

L’arrivo del Covid-19 ha messo alla prova molti giovani. Seppur indaffarati nel loro frenetico mondo fatto di studio, relazioni amicali e familiari, anch’essi hanno assistito a uno stravolgimento della propria vita. «Non avrei mai immaginato quello che poi è successo» racconta Aurora Fonnesu, giovane volontaria e referente dell’Area Immigrazione, impegnata da anni presso il Centro di ascolto Il Pozzo di Giacobbe, un servizio per stranieri della Caritas diocesana di Iglesias. «All’inizio della pandemia le informazioni erano estremamente confuse, alcune volte contraddittorie; nelle settimane precedenti il primo confinamento non avevo una percezione chiara».
Aurora ha proseguito per qualche settimana nel proprio impegno, fino a quando le è stato possibile. «Era mia intenzione, durante il lockdown, continuare a prestare servizio presso il Centro d’ascolto; purtroppo però i miei familiari, molto preoccupati per la situazione generale, mi hanno chiesto espressamente di interrompere il servizio per la durata del confinamento». Aurora si è quindi trovata suo malgrado di fronte a un bivio: da un lato avrebbe voluto accogliere i fratelli stranieri, ancora più provati e fragili proprio a causa della pandemia; dall’altro pensava che sarebbe stato giusto assecondare la richiesta della sua famiglia, in apprensione per il rischio di contagio. «Questa situazione mi ha creato un grosso conflitto interiore: una prova personale all’interno della prova complessiva data dalla pandemia. A malincuore ho dovuto sospendere temporaneamente il mio servizio».
Con l’arrivo dell’estate e un relativo miglioramento riguardo ai contagi Aurora ha finalmente ripreso regolarmente il proprio impegno nel Centro di ascolto, superando le paure e aprendosi ai bisogni degli altri. Ricorda con entusiasmo quel giorno: «È stato per me come un parziale ritorno alla normalità. Ho vissuto questo avvenimento con grande sollievo perché potevo tornare a dimostrare la mia vicinanza ai nostri fratelli stranieri». Con l’inizio del nuovo anno pastorale le operatrici del Pozzo di Giacobbe hanno ripreso le attività con maggiore determinazione, provando a garantire costantemente accoglienza e accompagnamento agli stranieri. «Come gruppo - precisa Aurora - abbiamo colto questa sfortunata occasione per migliorare la qualità del servizio che forniamo e curare maggiormente i rapporti con le persone e le istituzioni». Aurora non dimentica il difficile periodo trascorso ma vuole guardare avanti, proseguendo con maggiore determinazione il proprio servizio in favore dei fratelli stranieri.

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Caritas diocesana di LANUSEI

Reciprocità

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di Augusta Cabras

Ormai non è una novità. Aumentano costantemente i poveri e soprattutto i “nuovi poveri”. Sono coloro che, fino a qualche anno fa, vivevano, dal punto di vista economico, una situazione se non agiata almeno serena e dignitosa. I “nuovi poveri”, in molti casi, hanno un alto grado d’istruzione, hanno sempre lavorato, hanno costruito una famiglia e una casa e ora si ritrovano con nulla in mano. È la storia di tanti ed è la storia di Giacomo (nome di fantasia), 50 anni, separato, padre di tre figli. Laureato, esperto in telecomunicazioni, poliglotta, impegnato fin quando la crisi economica, generata anche dall’emergenza sanitaria, ha bussato alla sua porta, e senza chiedere il permesso ha portato con sé inquietudine, paura e un’immensa dose di incertezza. «In questa situazione di grande difficoltà ho chiesto aiuto alla Caritas diocesana di Lanusei. Avevo bisogno di sostegno, di qualcuno che mi ascoltasse e mi donasse parole d’incoraggiamento. Ho trovato una famiglia che ancora mi sostiene. Sento in modo chiaro e forte il senso di solidarietà e di fraternità tra le persone che vi operano. Questo mi regala costantemente coraggio e mi permette di risalire la china». La storia di Giacomo è una storia speciale di manifesta gratitudine perché nonostante la situazione di precarietà egli mette a disposizione degli altri il proprio tempo e ciò che sa fare. «Sono arrivato alla Caritas per chiedere aiuto, l’ho ricevuto, lo ricevo ancora e ora cerco anch’io di aiutare chi soffre. Sono cresciuto con i valori della solidarietà. Anche nella mia parrocchia, fin da adolescente, sono stato impegnato in azioni di volontariato e sono convinto che aiutarsi reciprocamente sia una grande ricchezza per tutti. Ognuno di noi può aver bisogno di essere aiutato e anche quando stiamo male e viviamo una situazione di sofferenza, possiamo aiutare chi sta peggio di noi». Giacomo oramai è una presenza fissa nella Mensa della Caritas diocesana a Tortolì, usufruisce egli stesso del servizio e insieme al gruppo dei volontari si divide tra i fornelli e la consegna dei pasti a domicilio. «Essere a servizio degli altri e sentire costantemente la presenza di Dio, rende questo periodo così buio più sopportabile e mi dà la speranza di poter rinascere». Il bene genera sempre bene, in un circolo virtuoso straordinario. «In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!» (Atti 20,35).

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Caritas diocesana di NUORO

L'accoglienza oltre la malattia

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a cura della Caritas diocesana di Nuoro

Giulia (nome di fantasia) è un’educatrice di una Comunità per minori del nuorese, con cui, da alcuni anni, collabora la Caritas diocesana. Un impegno che porta avanti con devozione ed entusiasmo, che consiste «nel guidare e accompagnare i minori fragili a trovare un senso nelle azioni quotidiane, nell’aiutarli a superare le loro ferite, nel collaborare per ricomporre situazioni familiari. Non un mero lavoro, ma la consapevolezza «che si è educatori sempre, grati di poter partecipare alle gioie e ai dolori dei piccoli ospiti e di poterli guidare in questo cammino».
Lo scorso agosto, insieme a Carlo (nome di fantasia) uno dei bambini accolti, Giulia ha dovuto trascorrere un periodo di quarantena, dopo aver contratto il Covid-19. All’improvviso la Comunità si è trovata ad affrontare non solo le incognite del nuovo virus ma anche l’isolamento legato alla malattia,  l’aspetto forse più difficile da sopportare sia per il bambino, costretto a stare lontano dalla mamma e dagli altri suoi cari, sia per la stessa educatrice preoccupata per la sua famiglia e per la responsabilità di proteggere al meglio il piccolo. In quel momento di angoscia è arrivato l’aiuto della Caritas che ha messo a disposizione un appartamento in cui entrambi sono stati accolti. Essa, impegnata fin dall’inizio della pandemia nell’aiuto alle famiglie e persone anziane in quarantena, si è fatta carico delle necessità logistiche e materiali ma soprattutto ha assicurato conforto, presenza e sostegno quotidiani. «Abbiamo avuto il dono di avere vicino persone che hanno spezzato il senso di paura e solitudine e ci hanno accolti con semplicità». Un intervento nell’ambito di una collaborazione con la stessa Comunità portata avanti da anni, grazie a una continua vicinanza ai minori accolti, a interventi di sostegno allo studio, all’inserimento di persone affidate alle misure alternative, e a un nuovo progetto destinato a mamme con bimbi  in difficoltà.
«Questa accoglienza e vicinanza - racconta Giulia - ha permesso al bimbo di vivere la quarantena senza paura, come un’avventura trascorsa a casa di amici in attesa di tornare alla normalità, e a me di affrontare la malattia e prendermi cura di lui. Quest’ultimo ha potuto telefonare alla madre e agli amici, giocare, fare i compiti, recitare le preghiere per i cari, e aspettare “le sorprese”: giochi, dolci e premi mandati dai suoi compagni e spesso da lui sollecitati, come fanno i bambini nella loro innocenza con coloro di cui si fidano. Siamo grati per l’amicizia sperimentata, e per la certezza che la Provvidenza interviene nelle nostre vite».

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Caritas diocesana di ORISTANO

La rinascita nella gioia del servizio

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a cura della Caritas diocesana Arborense

Francesco è un giovane imprenditore dell’oristanese che, come altri, nel momento in cui è scoppiata la pandemia, stava espandendo la sua attività con nuovi investimenti. Tanti sogni che hanno subito un brusco arresto, risorse economiche che sono venute a mancare e dipendenti da lasciare a casa. Avendo sentito da un amico della possibilità di ricevere un aiuto dalla Caritas diocesana di Oristano, ha quindi deciso di mettere da parte l’orgoglio e valutare questa opportunità.

Il giorno in cui si è presentato in Caritas per la prima volta «mi sono sentito fuori luogo - confida Francesco -: mi sono reso conto che, al contrario di molte delle persone che vedevo attorno a me che forse non avevano nessuno a cui rivolgersi, io ho comunque una rete familiare che può sostenermi». Questo ha fatto scattare in lui la voglia di rendersi utile e di farlo con gioia, non solo per contraccambiare l’aiuto ricevuto, ma perché era un desiderio che sia lui che la moglie avevano da tanto tempo e che non erano mai riusciti ad esaudire, presi dal lavoro e dalla cura dei figli.  «Ho sempre avuto l’istinto di aiutare chi è in difficoltà - dice -, lo faccio anche con chi incontro nella vita di tutti i giorni, con piccoli gesti che non risolvono i grandi problemi ma danno un po’ di sollievo a chi fatica ad andare avanti. L’arrivo della pandemia ha costretto tutti a fermarsi e quindi a pensare e ripensare alla propria vita. È per questo che, proprio in questo momento di difficoltà, ho trovato in me stesso la spinta giusta per decidere di dedicare qualche ora agli altri, diventando volontario dell’Emporio della Solidarietà». Nelle parole di Francesco risuona lo spirito delle parole di un altro Francesco, il Santo Padre, che, nel suo messaggio per la Quaresima 2021, invita a essere sempre portatori di speranza nella semplicità: «Nell’attuale contesto di preoccupazione (…) parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione. (...) A volte, per dare speranza, basta essere “una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza” (FT 224)».

Consapevoli che anche quest’anno vivremo una Pasqua difficile, con questa storia vogliamo ricordare il suo vero significato: dopo ogni calvario ci attende sempre la Resurrezione. Ciò che è importante è non perdere mai la speranza e tenere occhi e cuore aperti al prossimo.

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Caritas diocesana di OZIERI

L’ascolto telefonico: una nuova forma di carità contro l’isolamento da Covid-19

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di Viviana Tilocca

«Nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione» dice il Papa nel suo messaggio per la Quaresima 2021: un rischio che accomuna tante storie di dolore e di fragilità ai tempi della pandemia.
Come quella di Franca (nome di fantasia), madre di due figlie ventenni e vedova di un uomo che il Covid si è portato via a dicembre. «Mio marito era un uomo con il sorriso sempre sulle labbra e molto attivo, anche nel volontariato - dice mentre scorre alcune fotografie sullo smartphone -. Aveva una lieve forma di diabete, ma a parte questo nessuna patologia». Inizia così la vicenda di una famiglia in cui il Coronavirus è entrato prepotentemente all’inizio di novembre: in poco più di un mese ha ucciso Giuseppe (nome di fantasia), 74 anni, e infettato moglie e figlie, relegate a un inevitabile isolamento vissuto con grande sofferenza, soprattutto per l’impossibilità di assistere il loro congiunto nel corso della degenza tra il Pronto Soccorso, il reparto Covid e la Rianimazione dell’Ospedale San Francesco di Nuoro.
L’ascolto telefonico quotidiano trovato nella Caritas diocesana di Ozieri - anche attraverso il cellulare della figlia maggiore, in modo da tenere libero quello della madre in attesa di comunicazioni dall’Ospedale - insieme alla vicinanza di tante persone, ha acceso nel buio di questa famiglia una piccola luce di speranza, fatta di presenza e di incoraggiamento costante dall’altra parte della cornetta. «In questo tempo così difficile - raccontano gli operatori - ci siamo dovuti adattare a nuove forme di carità che spesso ci hanno tenuti fisicamente lontani dalle persone fragili. Gli ascolti telefonici non possono sostituire i contatti diretti, ma garantiscono una prossimità e un accompagnamento efficaci in condizioni di bisogno, nell’attesa di tornare alla normalità». Una normalità che non sarà mai più la stessa per Franca, mentre pensa a un futuro diverso, «come Dio lo vorrà per me: nonostante la distanza fisica, la presenza di qualcuno che ascolta e conforta è stata fondamentale per non sentirci soli. Sono stata incoraggiata a riprendere da subito il mio lavoro: la mia attività di assistenza domiciliare mi fa toccare con mano tante esperienze di sofferenza che in parte posso alleviare. Questo mi aiuta ad affrontare il mio dolore, e a vedere una speranza per il domani».
Un esempio concreto di come la carità, «col suo dinamismo universale può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti» (FT 183).
 

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Caritas diocesana di SASSARI

Dal proprio riscatto alla cura del prossimo

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di Gianfranco Addis

Finalmente la documentazione sanitaria di Abid è completa e gli darà la possibilità di riavere i documenti d’identità necessari per accedere a tutti i servizi e sussidi che una persona della sua età e con le sue patologie, da trent’anni in Italia, ha diritto di avere.
Franco vi ha dedicato tempo e pazienza, accompagnando Abid nei vari uffici amministrativi e sanitari, per riuscire a ricostruire l’ingarbugliata situazione che lo costringeva all’emarginazione sociale.
Aiutare i poveri è impegnativo e va fatto con discrezione e tatto, rispettando le difficoltà di chi vive nel disagio, prendendosi cura della persona che le condizioni di vita difficili rendono particolarmente vulnerabile.
Franco sa cosa significa prendersi cura, ne ha fatto esperienza diretta quando dalla mattina alla sera la porta di casa gli è stata chiusa lasciandolo per strada.
La solitudine è stata la condizione che immediatamente lo ha angustiato innescando i sentimenti più negativi che lo hanno portato alle pericolose conseguenze di una depressione distruttiva.
Sostenuto dalla fede che non lo ha mai abbandonato e dall’incontro con alcune operatrici del Centro di ascolto della Caritas diocesana di Sassari, che hanno preso sul serio le sue difficoltà «ascoltandolo con interesse» (come usa dire lui), ha iniziato un percorso che lo ha portato alla riconquista della fiducia in se stesso e quindi alla conclusione del difficile momento con l’inizio del “più bel periodo” della sua vita sociale.
La frequentazione di alcune opere-segno come l’Ostello, la Mensa e il Centro diurno, nelle quali trascorreva le sue giornate, gli hanno consentito di conoscere storie difficili grazie alle quali molti suoi preconcetti verso immigrati, carcerati, tossicodipendenti, sono caduti consentendogli di costruire relazioni vere e solidali.
In queste frequentazioni è scaturito il desiderio di dedicarsi completamente agli altri, “fratelli sofferenti come lui”, offrendo quella stessa attenzione che ha sperimentato nella sua vita, “stravolgendogliela”.
Dalla copertura dei turni all’Ostello durante il lockdown, visto il necessario contingentamento dei volontari, all’accompagnamento di quanti ancora hanno difficoltà a gestire le proprie relazioni e risorse, l’impegno di Franco oggi garantisce quella che si può definire la concretezza delle opere.
Ridare fiducia facendo riconquistare la propria autostima con com-passione, attraverso una comunità come quella della Caritas, è quanto ci viene chiesto in questo tempo così difficile.
Franco sa che è possibile!

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Caritas diocesana di TEMPIO-AMPURIAS

Con gli angeli della solidarietà ci si rialza

​

di Daniela Astara

«Quando io e mio marito ci siamo sposati, mai avrei immaginato che la nostra storia un giorno sarebbe finita, invece dopo anni di felicità, lui è andato via di casa lasciandomi da sola con i nostri due figli e un mutuo da pagare».

Il racconto di Stefania (nome di fantasia), una donna originaria di un paesino dell’Alta Gallura inizia così. Con la voce rotta dall’emozione mentre parla della sua vita, dei difficili momenti di sconforto, dell’impossibilità di non abbattersi e di farsi forza per i figli, Stefania vuole rendere testimonianza dell’aiuto ricevuto dalla Caritas diocesana di Tempio-Ampurias.

«All’inizio mi sono vergognata - racconta -, non avevo mai pensato di ritrovarmi nel bisogno, di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, di non avere i soldi per pagare le bollette e le rate del mutuo».

Nonostante l’aiuto della mamma e delle sorelle, la riduzione del lavoro in questo periodo di pandemia ha aggravato una situazione già al limite e, sollecitata da un’assistente sociale del paese, si convince e bussa alla porta della Caritas. Ha necessità di beni primari ma anche e soprattutto di un supporto per risolvere alcune questioni burocratiche, come ad esempio modificare presso un notaio la titolarità del mutuo per evitare che il suo ex marito un giorno possa rivendicare la casa.

«Mi accoglie una giovane donna dolcissima  - dice - in un primo momento ho avuto difficoltà a parlare, ad aprirmi, poi però incoraggiata da un atteggiamento di totale disponibilità mi sono sentita come a casa, in famiglia e allora è stato facile raccontare ciò che stavo vivendo». Da questo momento prende avvio la rinascita di Stefania, grazie a una “nuova famiglia” che nel momento del bisogno non si è voltata dall’altra parte e le ha porto una mano d’aiuto.

Stefania spiega di aver acquistato con il marito una casa, di aver contratto un mutuo cointestato, ma di farsi carico in modo esclusivo delle rate, senza farcela. Gli operatori Caritas le indicano le azioni da intraprendere e le consentono di accedere al prestito della Fondazione dei S.S Simplicio e Antonio, il fondo di garanzia messo a disposizione per chi si trova in disagio economico. Un aiuto concreto che le permette di risollevarsi e guardare al futuro con ottimismo. Stefania si sente davvero rinascere e sperimenta dentro di sé la gioia della resurrezione di Gesù. La Pasqua di Cristo, infatti, diventa la nostra Pasqua quando apriamo il cuore e la mente per accogliere la straordinaria forza dell’amore che Dio ci dona attraverso coloro che lo servono con umiltà.

 

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(Ales-Terralba)

Un’operatrice impegnata nell’ascolto di un artigiano negli uffici della Caritas diocesana

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(Ales-Terralba)

“Spezzare il pane” della vita quotidiana è la disponibilità a condividere quanto si possiede, a donare e così unire

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(Alghero-Bosa)

Bianca apre l’uovo di Pasqua regalato

da un operatore della Caritas diocesana

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(Cagliari)

Alessandra Quartu nella sua azienda agricola zootecnica

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Monia Serrao con il pistoccu prodotto dal suo Laboratorio artigianale

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(Sassari)

Avere cura significa passare del tempo

con chi vive nel disagio

Iglesias

(Sassari)

Avere cura significa accompagnare nel disbrigo delle complicate pratiche burocratiche

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(Nuoro)

Giulia e Carlo durante il periodo di quarantena

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(Nuoro)

L’accoglienza ricevuta segno tangibile di speranza

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(Tempio-Ampurias)

Stefania al Centro di ascolto della Caritas diocesana

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(Lanusei)

Servizio Mensa a Tortolì

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(Lanusei)

Benefattori alla Caritas diocesana di Lanusei

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(Oristano)

La gioia del servizio tra i giovani volontari dell’Emporio

(Oristano)

La nuova sede dell’Emporio della Solidarietà

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(Ozieri)

L’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale

San Francesco di Nuoro

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(Ozieri)

Gli ascolti telefonici hanno garantito una “vicinanza”

in tempo di isolamento

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(Iglesias)

Aurora Fonnesu giovane volontaria

e referente dell’Area Immigrazione

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(Alghero-Bosa)

Un momento di ascolto telefonico nella sede Caritas

(Tempio-Ampurias)

L’Emporio della Cittadella della carità di Tempio a disposizione dei poveri del territorio

Iglesias 2 - Gesù e la samaritana al po

(Iglesias)

 GesuÌ€ e la samaritana al pozzo di Giacobbe

(mosaico di P. Marko Rupnik presso la

Cappella della Casa incontri cristiani di Capiago)

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