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IMPEGNOCARITAS

NEWSLETTER DELLE CARITAS DIOCESANE DELLA SARDEGNA

N. 1, 20 dicembre 2020

AVVENTO/NATALE 2020

La famiglia luce di speranza

Caritas diocesana di ALES-TERRALBA

Fratelli uniti nel lavoro e nelle difficoltà: l’amore della famiglia illumina il buio dei nostri tempi

di Stefania Pusceddu

Sono tanti i pesi che gravano sulla famiglia, spesso imperfetta e semplice, ma anche prezioso faro che irradia luce e speranza. La sofferenza di tante famiglie è un grido che nella Caritas trova ascolto tra i volontari.
Pensiamo ad esempio a Luca e Francesca (nomi di fantasia), due fratelli ventenni uniti da un profondo legame. Sognavano il lavoro che non arrivava mai e alla fine se lo sono inventati ormai stanchi delle porte chiuse, dei lavori saltuari, di centinaia di curricula forse finiti tutti nei cestini. La loro famiglia, papà pensionato e mamma casalinga, non ha potuto finanziare progetti ma ha offerto ricchezza di valori ed è stato sempre luogo privilegiato dove sperimentare l’amore. Amore che diventa coraggio: i due ragazzi, seguendo attitudini ed esperienza, hanno aperto una pizzeria nel cuore della Marmilla.
«Abbiamo investito i risparmi - confessano i due fratelli -. Appena cominciato, coccolavamo i clienti che tornavano numerosi. Con la pandemia e il lockdown abbiamo perso clienti e dipendenti che non potevamo più tenere. Dopo aver riaperto a maggio non abbiamo più lavorato bene per l’assenza di spazi all’aperto e ci siamo indebitati sempre di più».  
La Caritas diocesana di Ales-Terralba ha teso loro la mano sostenendoli e valorizzando la loro buona volontà.  «Ricordiamo ancora il momento dell’incontro, l’ascolto attento dei nostri problemi da parte dei volontari e del sacerdote - raccontano i ragazzi -. Si sono fatti carico del nostro dolore incoraggiandoci e offrendoci anche un aiuto concreto per onorare alcuni pagamenti arretrati».
Un aiuto prezioso: «"Ma state dicendo veramente?" Ho chiesto con il viso rigato di lacrime. Se ci penso mi commuovo ancora» dice Francesca. «Ci hanno tolto un peso dal cuore che ci impediva di dormire, ma ci hanno anche insegnato a fare passi più piccoli per camminare bene da soli», aggiunge Luca. «Ci siamo un po’ risollevati anche se la pandemia non ci dà tregua.  Pazienza se non guadagniamo, ci basta pagare l’affitto e le bollette. In un momento buio in cui pensavamo di chiudere l’attività, la sensazione di non sentirci soli ci ha convinti a continuare. Non abbiamo perso la fiducia e la fede: siamo due lavoratori ma prima di tutto siamo fratelli che affrontano il cammino insieme dandoci la forza a vicenda».
Laddove regna l’amore, la gioia e la pace, pur nelle lotte di ogni giorno c’è motivo di stupore, commozione e speranza.  Una speranza che non delude mai. Dalla casa di Nazareth alle nostre case si diffonde così una luce capace di illuminare il cammino in tempi bui come questi.

Caritas diocesana di ALGHERO-BOSA

Una luce di speranza in un anno difficile

di Chiara Ballone e Chiara Delogu

Tra le famiglie che si preparano a vivere il Natale ci sono anche Luca e Simona, una giovane coppia con tre figli, di dieci, sei e quattro anni. Due anni fa, hanno deciso di trasferirsi ad Alghero: all’inizio conducevano una vita tranquilla e dignitosa, grazie al loro nuovo lavoro nell’ambito della ristorazione, ma con l'avvento della pandemia la loro vita è cambiata improvvisamente. Lo scorso aprile, non riuscendo a far fronte alle spese dell’affitto di casa - in seguito alla perdita del lavoro a causa dell’emergenza - si sono rivolti per la prima volta al Centro d’ascolto della Caritas diocesana di Alghero-Bosa. Mesi difficili in cui le richieste di aiuto si sono alternate a lavori saltuari che hanno consentito loro, in certi periodi, la soddisfazione di farcela da soli. Nonostante le difficoltà, l’attesa del Natale per la loro famiglia è carica di significati: «Per noi è un momento di riunione, di riconciliazione e, dimenticando per un attimo i problemi, desideriamo far passare un Natale spensierato ai bambini».
L’accoglienza ricevuta dalla Sacra Famiglia richiama un po’ la loro storia: nonostante i tanti rifiuti ricevuti, Maria e Giuseppe, perseverano e alla fine ricevono accoglienza, insegnandoci che non bisogna mai scoraggiarsi ma farsi guidare da una simbolica “Cometa”, anche nei momenti di smarrimento: «Quando uno si trova in difficoltà - spiegano Luca e Simona - non deve vergognarsi di chiedere aiuto e continuare a cercare, credere, senza lasciarsi sopraffare dallo sconforto». Qui si inserisce l’azione della Caritas a cui i due coniugi hanno deciso di affidarsi e che, come raccontano loro stessi, «ci ha dato luce in questo periodo di buio, perché abbiamo capito che non eravamo soli». Luca e Simona sono un esempio reale della Sacra Famiglia, che con cura protegge i propri figli dai pensieri malinconici e dalla solitudine e che, con pazienza, si augura di passare un Natale sereno e soprattutto un ritorno, anche se graduale, alla normalità, che alleggerisca i pensieri e i cuori di tutti, portando «qualche certezza e qualche sicurezza: il regalo più bello».
Loro sono una delle tante famiglie aiutate dalla Caritas diocesana che quest’anno, per avvicinarsi ancor più ad ognuna di esse, parteciperà, in collaborazione con i negozi, le associazioni e le società sportive di Alghero alla prima edizione di Regalo in Sospeso e si occuperà, in occasione della Vigilia di Natale, della distribuzione di tutti i doni ricevuti.

Caritas diocesana di CAGLIARI

Un Natale di gioia in tempi di pandemia

di Maria Chiara Cugusi

«Questo sarà un Natale di gioia: nonostante la pandemia, finalmente guardo al futuro con ottimismo, la gioia ha vinto la paura». Arrivato nell’Isola nel 2015, Clement (nome di fantasia) dallo scorso luglio si è trasferito a Villamar insieme a sua moglie Mabee (nome di fantasia) e alla loro piccola J., di 5 mesi. Costretti a lasciare il loro Paese, la Nigeria, dopo anni di sofferenze e difficoltà, finalmente l’opportunità di una nuova vita, di una comunità da cui si sentono accolti «come in famiglia», grazie al progetto APRI - Accogliere, proteggere, promuovere, integrare della Caritas diocesana di Cagliari. Già di per sé il titolo contiene i quattro verbi suggeriti da Papa Francesco, che si incarnano nella storia di questa famiglia, richiamando, allo stesso tempo, il senso profondo del Natale, con una comunità cristiana capace di farsi realmente accogliente e prossima.
Il progetto ha dato loro la possibilità di una vera casa messa a disposizione dal parroco della Chiesa di San Giovanni Battista, don Ennio Matta  - che già da tempo aveva il desiderio di ospitare una famiglia immigrata e che ha accolto con entusiasmo la proposta del direttore Caritas don Marco Lai -  e di una reale inclusione, supportata dall’équipe della stessa Caritas.  «Questo progetto ha segnato una svolta nella mia vita - racconta Clement -; ho avuto la possibilità di studiare l’italiano, di raggiungere un’autonomia, di avere una residenza che mi consente il rinnovo del permesso di soggiorno: per la prima volta mi sento davvero italiano, mi sento a casa». D’altronde lui il “mondo” Caritas già lo aveva conosciuto due anni fa, durante il periodo di volontariato nella Cucina, dove aveva cominciato a sperimentare quel «senso di famiglia» di cui parla con profonda gratitudine.
Ruolo centrale nel progetto, quello della comunità accogliente, oltre che della famiglia tutor (Fabiola e suo marito Giovanni), che si è messa in gioco per garantire tutto il necessario. A fare da tramite Nicoletta, operatrice, che ha preso i contatti con le realtà locali per attivare un percorso di reale integrazione: corsi serali di italiano in un istituto scolastico di un comune limitrofo, a cui si aggiungono le lezioni private offerte a Mabee da un’insegnante in pensione, assistenza pediatrica per la piccola. Inoltre, Clement ha iniziato la scuola guida per poter trovare lavoro nel settore agricolo; nei prossimi mesi,  l’arrivo del secondogenito allargherà questa famiglia, una delle tante a cui la Caritas ha offerto l’opportunità concreta di riprogettare il proprio futuro.

 

Caritas diocesana di IGLESIAS

Accogliere e custodire la vita: il Natale di Yafit

di Emanuela Frau

Così come la Sacra Famiglia sa accogliere e custodire la Vita per eccellenza, a cominciare dal mistero di un Dio che diviene bambino in una Betlemme colma di stupore, anche la Caritas, nel suo piccolo, è come una sorta di famiglia in grado di promuovere e salvaguardare la vita, anche quella di una donna che viene da lontano, come nel caso di Yafit: una giovane madre senegalese che, in occasione del primo incontro, mostrava occhi impauriti che tradivano disperazione mista a una fierezza tipicamente africana.
«Ho lasciato la mia famiglia d’origine in Senegal 10 anni fa  - dice Yafit (nome di fantasia) -, per raggiungere una sorella in Sardegna». Tutto andava per il verso giusto: un lavoro come commerciante ambulante, i suoi nuovi amici della comunità senegalese, l’incontro con un connazionale con cui decide di legarsi sentimentalmente e realizzare il suo grande desiderio. «È nata la nostra bambina - ricorda commossa - e tutto andava bene. Poi, improvvisamente, lui è cambiato: ero diventata quasi invisibile ai suoi occhi». Nel suo racconto, spesso interrotto dalle lacrime, emergono anche maltrattamenti fisici e verbali. Ben presto, oltre alle violenze, la giovane Yafit inizia a subire anche le ristrettezze economiche. «Non faceva più la spesa, neanche per la bambina; spendeva tutti i nostri soldi per sé».
Con l’arrivo della pandemia e la sospensione del lavoro la situazione è diventata insostenibile. Il timore che lui diventasse ancora più violento convince la giovane a rivolgersi ad un avvocato impegnato nella tutela delle donne vittime di violenza. Viene così inviata al Centro di ascolto della Caritas di Iglesias e, attraverso un lavoro in rete con il Consultorio ASL, le forze dell’ordine e una mediatrice culturale, riceve un sostegno di tipo psico-pedagogico finalizzato all’allontanamento da quell’uomo violento.
La Caritas la ritrova in questo periodo di preparazione al Natale, con occhi più sereni e fiduciosi:  «Non mi sono sentita più sola», racconta a distanza di qualche mese; «io e la mia bambina siamo andate a vivere in un’altra casa». Yafit ha ritrovato un po’ di serenità, anche grazie al sostegno di una famiglia italiana che si prende cura della bimba mentre lei è a lavoro. Adesso Yafit è consapevole che può contare su una solida rete di protezione; è grata a quelle persone che, pur non conoscendola, l’hanno accolta mentre fuggiva dal pericolo; a loro si è affidata trovando rifugio, così come Maria e Giuseppe, dopo un lungo viaggio in attesa di accogliere la Vita.

Caritas diocesana di LANUSEI

La grande famiglia della Caritas

di Augusta Cabras

«Alla Caritas ho trovato una grande famiglia». Così Luigia sintetizza la sua esperienza e quella dei suoi figli, con la Caritas diocesana di Lanusei. Luigia ha 38 anni. Nel 2002 si sposa e si trasferisce a Tortolì. Dopo alcuni anni la sua vita è allietata dalla nascita di una figlia, oggi dodicenne, e da quella di un figlio, che di anni ne ha 9. Per una serie di vicissitudini la vita matrimoniale attraversa periodi di difficoltà fino alla separazione dal marito. Luigia vive una situazione complessa ma non si scoraggia; i figli sono la sua forza, il motivo principale per andare avanti. Nonostante tutto. Nel 2018, con un progetto speciale la Caritas le propone, così come ad altre famiglie, un percorso di accoglienza, vicinanza e supporto attraverso diverse azioni rivolte a lei e ai suoi figli. All’inizio i sentimenti sono contrastanti: la gioia per la nuova opportunità si mischia alla paura per un’esperienza tutta da costruire, con persone da conoscere e con cui condividere un tempo che all’inizio ha tutto il sapore dell’incognito. Ma lei non si lascia sovrastare dalla paura. Accetta e inizia. Inizia, dopo una prima fase di ascolto da parte di volontari e professionisti, con un lavoro, in un terreno da coltivare in attesa dei frutti da raccogliere, così come da coltivare è questa esperienza nuova che richiede cura e dedizione. «Ho trovato subito persone disponibili, disposte ad aiutarmi e sostenermi. Se devo scegliere una parola per indicare meglio questa esperienza, la parola è comprensione. Per me trascorrere le mattine a lavorare con un gruppo affiatato è stato ed è una terapia. Posso sentire il peso della fatica ma la mia mente si libera, quello che faccio è utile e questo mi fa stare bene». Luigia trova e ritrova, attraverso il lavoro, l’energia per affrontare le difficoltà. Tutte le persone che lei incontra in questo cammino: direttore, volontari, tutor, educatori, psicologa e colleghi di lavoro, diventano fondamentali perché, singolarmente e ancor più come gruppo, sono un appiglio nella fatica, una luce quando il peso della quotidianità con le mille implicazioni, fa apparire tutto buio e complicato. La Caritas coinvolge anche i suoi due figli e altri bambini, in attività educative, legate allo studio, allo sport, al gioco. «La presenza degli educatori e della psicologa che è sempre vicina, è per noi un aiuto grandissimo. I bambini sono felici di stare con loro. Per tutto questo dico grazie!». In fondo il senso del Natale che viviamo è tutto qui: amore e prossimità.

Caritas diocesana di NUORO

Una casa per Natale

di Gianluca Corsi

In una Nuoro provata, come tutto il mondo, dalla pandemia Covid, il Presepe 2020 sono anche loro. Sara, giovane nigeriana, il compagno Patrick, e la loro bimba Natalie (nomi di fantasia), sono un po’ l’emblema di un’epoca in cui si è smarrito il vero significato della Natività. Basta rileggersi il Vangelo secondo san Luca. Nella notte dei tempi non c’era posto per Giuseppe e Maria in un albergo... «Veniamo da Edo, Stato della Nigeria meridionale - racconta Sara -. Sia io che Patrick abbiamo lasciato famiglie numerose». Non è un caso che il primo riferimento sia alla famiglia d’origine: vera piccola chiesa domestica a tutte le latitudini e per tutte le culture... La famiglia che, con sacrifici immani, fa studiare i due giovani nigeriani fino alla laurea. Ma anche con una carriera promettente (Sara nel campo della ricerca, Patrick nella radiologia ospedaliera) la situazione politica e sociale del grande Paese africano non è per niente facile. «Bande di malfattori e gruppi terroristici - continua la giovane - spargono il terrore: siamo venuti a sapere che tanti nostri conoscenti sono stati uccisi brutalmente. Non potevamo più vivere nella paura costante, e così abbiamo deciso di partire». Da qui la storia diventa simile a quella di tante piccole “sacre famiglie” perseguitate per i più svariati motivi, o semplicemente in fuga dalla povertà e dalla fame, che intraprendono viaggi insidiosi e non sempre a lieto fine. «Abbiamo attraversato il deserto del Sahara, nel Niger, rischiando di morire di sete e fame. Migliaia di chilometri a piedi o ammassati come bestie nei fuoristrada. Arrivati in Libia sono stata rapita a scopo di estorsione. Per fortuna la mia famiglia ha inviato i soldi del riscatto e sono stata liberata». Poi la traversata del Mediterraneo in barcone, fino al salvataggio da parte di una nave ONG e l’approdo a Lampedusa. Così Sara, dopo una sosta in un centro di accoglienza in Lombardia raggiunge Patrick in Sardegna. La scelta di vivere a Nuoro è coronata da due eventi propizi per la nuova famiglia: la nascita di Natalie e l’incontro con la Caritas diocesana, che - al di là dell’ospitalità meramente assistenziale - pratica un’accoglienza fatta col cuore, che rompe solitudini e abbandoni, e promuove la dignità umana. L’incontro di questa piccola “sacra famiglia” con la Caritas di Nuoro traduce un po’ il senso del Natale e l’attualità della Natività, con un obiettivo ambizioso ma raggiungibile: riuscire a dare una casa più ampia e confortevole per questo Presepe 2020.

Caritas diocesana di ORISTANO

Nella famiglia, la grande forza

a cura della Caritas diocesana Arborense

Dopo più di un anno, Angela (nome di fantasia) è tornata nel nostro Centro di ascolto. Per lei non è stato facile perché, ci dice, «sono una persona che vorrebbe aiutare piuttosto che essere aiutata ma non saprei che altro fare se non rivolgermi a chi, in questi anni, mi ha sempre sostenuto».
La sua, come altre, è una storia difficile ma colpisce per la forza e il coraggio dimostrati nell’affrontare le numerose difficoltà che la mettono alla prova fin da bambina.
Nel tempo ha subito diverse perdite, prima i genitori naturali poi quelli adottivi e, infine, il marito che l’ha abbandonata con quattro figli.
Racconta quanto sia stata dura affrontare tutto questo e, come se non bastasse, a un certo punto si è trovata costretta ad allontanare uno dei figli: «Ne ho sofferto tantissimo, è stato un trauma, un cammino pesante e difficile che abbiamo percorso insieme, ma la comunità di recupero era l’unica soluzione e mio figlio, oggi, è una persona diversa, ha finalmente trovato la sua strada».
Nel frattempo, nella vita di Angela è arrivata un’altra persona che «piano piano, con pazienza e discrezione, si è presa cura di me e dei miei figli, nonostante ne avesse già altri due, avuti da un precedente matrimonio». Proprio per questo motivo la coppia ha scelto di non convivere.
L’arrivo di un altro figlio, avuto dal nuovo compagno, ha sicuramente contribuito a portare nelle due famiglie una grande gioia «che abbiamo voluto consolidare scegliendo come padrini di battesimo i nostri figli maggiori. Una scelta fatta per l’unione della famiglia, per farci sentire una cosa sola».
Nonostante il fallimento del suo matrimonio e il divorzio, Angela ha trasmesso ai propri figli i principi cristiani. «Li ho educati tutti nel timore di Dio, insegnando loro a rispettarsi e ad aiutarsi gli uni gli altri e ora, grazie a questo, si sostengono a vicenda». Ora, per esempio, in occasione del Natale, nonostante le difficoltà economiche, tutti i ragazzi si quoteranno per comprare il regalo al fratellino più piccolo.
Angela ci racconta che i ragazzi sono un grande sostegno, soprattutto in un momento difficile come questo in cui deve affrontare, oltre ai problemi economici, anche la malattia.
Nonostante le difficoltà, le fatiche e le cadute proprie di ogni essere umano, Angela ha dimostrato che con la tenerezza e il sostegno reciproci è possibile affrontare qualsiasi prova, anche la più dura, con il sorriso e la speranza, avendo sempre come esempio la Sacra Famiglia.

 

Caritas diocesana di OZIERI

Farsi prossimi anche al di là del mare: storia di una famiglia in viaggio per la vita

di Viviana Tilocca

Di fronte all’immagine evangelica della famiglia di Nazareth, che ci apprestiamo a contemplare in questo tempo di preparazione al Santo Natale, si può correre il rischio di ammirarla unicamente come modello ineguagliabile - e pertanto irraggiungibile - anziché riconoscerne la Santità a cui tendere nelle circostanze umane e universali che ogni famiglia ancora oggi può sperimentare.
Nella Sacra Famiglia possiamo riconoscere tante storie di emigrazione, persecuzione, precarietà di questo e di ogni tempo. Possiamo ritrovare l’incondizionata fiducia in Dio, che ancora oggi tante famiglie cristiane vivono. Come la famiglia di Michela (nome di fantasia), dove «tutto è un miracolo» malgrado un lavoro precario come unico reddito, e il peso del “mutuo di Genova” a gravare sul bilancio da circa 10 anni: verso la città ligure, infatti, ogni tre mesi padre, madre e i due figli si mettono in viaggio alla volta del Gaslini, la seconda casa in cui Martina (nome di fantasia), la figlia maggiore, ha vissuto infanzia e adolescenza tra corsia e rianimazione fin da quando aveva sei anni. Nonostante questo, nel corso del tempo la sua rara e aggressiva patologia ha compromesso il suo quadro clinico al punto da portare i medici, nel 2016, a suggerire la sospensione delle terapie ritenute ormai inutili: fino al primo miracolo, che inspiegabilmente mostrò una regressione del male e la ripresa della battaglia in attesa del trapianto per «una guerriera che non ha mai smesso di lottare», nonostante il carattere fragile e una vita ben diversa da quella delle sue coetanee.
«È una famiglia che vive la precarietà economica con assoluta dignità - afferma un’operatrice della Caritas diocesana di Ozieri -.  Fin dallo scorso anno ci siamo presi cura delle fragilità, delle paure, del senso di sconforto e talvolta di impotenza che queste persone hanno scelto di condividere con noi. Abbiamo inoltre provveduto ai bisogni legati principalmente ai costi per i viaggi al Gaslini: dai biglietti, all’alloggio, al vitto». Tuttavia, l’intervento più efficace resta la relazione di aiuto: vi è stato un percorso di crescita interiore che ha portato la famiglia a riconoscere nel bisogno dell’oggi una condizione temporanea, un’occasione per alzare gli occhi al Cielo e sentirsi figli di un Padre che non abbandona mai i suoi figli.
Una testimonianza forte anche per gli operatori: che questo Natale sia l’occasione per rinnovare l’accoglienza e l’accompagnamento quali cardini di ogni relazione con le famiglie che ancora oggi bussano alla porta della Caritas.

Caritas diocesana di SASSARI

La solidarietà generativa

di Gianfranco Addis

Per lasciare il proprio Paese, la propria famiglia, i propri affetti, per andare in una terra straniera in cerca di una vita migliore, fuggendo da conflitti e miseria, bisogna avere grande determinazione, tanta quanta ce ne vuole per riuscire a vivere in una città lontana (non solo come distanza chilometrica), per superare tutte quelle difficoltà dovute alle differenze culturali, economiche, esistenziali.
Questa è anche la condizione di Joseph e Patricia (nomi di fantasia) che hanno lasciato la Nigeria in cerca di un mondo migliore. Joseph per fuggire alle guerriglie religiose del suo Paese; Patricia per seguire l’uomo che le ha regalato quei sogni irrealizzabili nel suo villaggio. Non è bastata la contrarietà della famiglia a fermare il viaggio verso la Libia dove, grazie ad un lavoro, hanno iniziato a costruire la loro nuova storia d’amore. La tragica situazione sociale di quel Paese li ha però costretti a rimettersi in viaggio verso un luogo di maggiore sicurezza: l’Italia.
Per poter vivere insieme la gravidanza di Patricia, hanno deciso di lasciare i rispettivi CAS e trovare una sistemazione a Sassari, in una delle tante abitazioni malsane affittate agli immigrati, e qui ora crescere i loro due figli di tre anni e di sei mesi e coltivare la speranza di poter lavorare la campagna e vivere dei prodotti coltivati.
Aiutati dalla Caritas diocesana di Sassari per far fronte ad alcune spese che né i pochi lavoretti saltuari e neppure l’elemosina consentivano di coprire, durante i mesi del lockdown insieme a decine di famiglie, hanno beneficiato del pacco viveri specifico per famiglie con bambini piccoli, distribuito nella Parrocchia di San Giuseppe, dove ora  ha sede il Centro Mamma della Caritas diocesana, nato non tanto per proseguire l’attività di aiuto concreto, ma come progetto di risposta al bisogno di tante giovani mamme di essere sostenute nella loro condizione difficile di donne spesso vittime di violenza fisica e psicologica. Mamme in terra straniera in cerca di solidarietà, che attraverso la maternità inseguono il sogno di un riscatto della propria dignità calpestata da troppi soprusi.
Come luogo di ascolto e solidarietà, il Centro Mamma sta divenendo il punto di riferimento e accompagnamento di tante famiglie come quella di Joseph e Patricia.
Il battesimo dei loro figli, nel tempo di Avvento, è il segno di accoglienza della comunità cristiana che si fa prossima all’umanità ferita, visitata dal Dio che si fa carne e nel mistero del Natale viene ad abitare le nostre case.

Caritas diocesana di TEMPIO-AMPURIAS

Un albero di Natale dopo sette anni

di Daniela Astara

«Ero abituata a non chiedere niente a nessuno. Il lavoro di mio marito e il mio di cuoca part-time erano sufficienti ad arrivare alla fine del mese». Inizia così la storia di Maria (nome di fantasia) di Tempio Pausania, una bella signora di poco più di cinquant’anni, madre di due figli e moglie di Filippo (nome di fantasia). Da sette anni quando arriva il Natale, festa di gioia, pace, serenità lei è triste e preoccupata. Da sette anni, infatti, l’amato marito non c’è più. E quella vita felice e gioiosa se n’è andata con la morte di Filippo. Un evento tragico che ha portato con sé anche una serie di incombenze alle quali far fronte da sola: bollette, una riduzione del lavoro, le esigenze dei figli come l’acquisto di un computer necessario per la scuola, un intervento dal dentista e le rate della macchina. Debiti che si sommavano a debiti. Una situazione insostenibile che l’ha portata a chiedere qualche prestito in famiglia. Con l’arrivo della pandemia poi, le cose sono peggiorate. Anche chi l’aiutava non aveva più la possibilità di farlo. Ed ecco che un’amica le porge una mano, le suggerisce di recarsi alla Caritas e raccontare la sua storia. La convince che troverà un ambiente familiare e accogliente e che riusciranno ad aiutarla. Maria accetta e anche se la vergogna e  un sentimento di pudore ancora l’avvolgono, nel suo cuore sa che è la soluzione giusta. Anche la sua fede le è di conforto. Pensa alla Santa famiglia di Nazareth, a come Gesù sia stato aiutato a crescere da Maria e Giuseppe e sa che la Chiesa si ispira a questo amore quando si rivolge alle famiglie cristiane. «Mi sono recata in Caritas e ho raccontato la mia storia» dice Maria con emozione. «La mia amica aveva ragione  - prosegue - i volontari mi hanno messo a mio agio, non mi sono sentita giudicata, ma subito accolta». Come aiuto immediato la Caritas le ha consegnato dei buoni spesa e pagato alcune bollette. Successivamente è stata analizzata la sua posizione e il debito è stato consolidato in un’unica rata complessiva più leggera. «Ora so  - racconta  -  che ci sono persone sulle quali posso contare e sapere di non essere soli è una grande consolazione». Da allora Maria ha chiesto di prestare servizio come volontaria. Ciò che ha ricevuto con amore ora desidera donarlo agli altri. Quest’anno inoltre, dopo sette anni, ha ripreso a fare l’albero di Natale. «I miei figli e io abbiamo bisogno di “luce”  - dice - e anche se la mancanza di mio marito, del padre dei miei figli è una ferita aperta, il Natale che a giorni celebreremo avrà un significato speciale grazie alla Caritas».

 

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(Ales-Terralba)

Il lavoro in pizzeria

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(Ales-Terralba)

Un momento dedicato all'ascolto con i volontari nel Centro diocesano

Ales
Alghero
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(Alghero-Bosa)

Alcuni dei disegni realizzati dai tre figli di Luca e Simona La nostra famiglia e il Natale

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Cagliari
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Tempio
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(Cagliari)

Clement e Mabee nella cucina della loro casa

(Cagliari)

La parrocchia San Giovanni Battista a Villamar

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lanusei
Oristano
SASSARI
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(Sassari)

La famiglia genera vita

Iglesias

(Sassari)

Il battesimo con cui la famiglia di Joseph e Patricia è stata accolta nella comunità

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(Nuoro)

Patrick, Sara e la piccola Natalie nella loro casa

(Nuoro)

L’ingresso del Centro d’ascolto della Caritas diocesana

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(Tempio-Ampurias)

Volontarie ascoltano nella Cittadella della carità di Tempio la storia di Maria

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(Lanusei)

Luigia e i suoi compagni di lavoro nell’ambito del progetto Caritas

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(Lanusei)

Luigia: «quello che faccio è utile

e mi fa stare bene»

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(Oristano)

Nuovi volontari nella nuova sede della Caritas diocesana arborense in via Cagliari, 183 - Oristano

 

(Oristano)

Suor Esther e suor Adele, dell'ordine Ancelle della
Visitazione
che, anche in questo periodo d’Avvento, hanno deciso di dedicarsi quotidianamente

al servizio in Caritas

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(Ozieri)

Nave in partenza alla volta di Genova, in uno dei periodici viaggi della famiglia di Michela

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(Ozieri)

Vista da una stanza del Gaslini,

“seconda casa” di Martina

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04. Centro di ascolto Marta e Maria - Ig

(Iglesias)

Il Centro di ascolto Marta e Maria

(Iglesias)

Il presepe sulla scrivania del Centro di ascolto

della Caritas diocesana

(Tempio-Ampurias)

Un volontario impegnato nella Cittadella della carità

di Tempio

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